Sono gli ultras di curva A e curva B i leader morali della città: da “Primo agosto pioveva” alla scenografia di domenica scorsa

di Errico Novi
Napoli divisa. Napoli spaccata in due schieramenti: i papponisti e i cosiddetti (dagli avversari) pappa-boys. Città e tifoseria che non sanno unirsi nel sostenere la squadra, incapaci di godersi una stagione comunque memorabile, bellissima, uno dei campionati più appassionanti e incerti degli ultimi trent’anni, arrivato ormai allo sprint decisivo.
Tutto vero, critiche giuste. Ma in questo conflitto autolesionista, e ormai pluridecennale, a tenere unita comunque la città e a dare una straordinaria lezione a tutti sono gli ultras. Sì, le curve. La curva A e la curva B. Sono loro – insieme ad Antonio Conte e a uno straordinario, commovente gruppo di giocatori, tra i più seri mai visti in maglia azzurra – i veri leader morali. Con il loro incondizionato sostegno (che ha rotto il silenzio imbarazzante del Maradona nella prima fase della stagione, quando il resto dello stadio era capace solo di rumoreggiare agli errori di Lukaku); con i volantini in cui hanno lanciato ripetuti appelli a tifare, a sostenere gli azzurri e – per chi pensa di venire al Maradona ad allestire il coro delle vedove di Kwara – a starsene cortesemente a casa.
Fino alla meravigliosa coreografia di domenica scorsa, tra le più belle nella storia del tifo partenopeo, una magìa in perfetto accordo con la dottrina Conte: metterci l’anima, andare anche oltre i propri limiti, in nome del coraggio e dell’amore per i nostri colori.
Giù il cappello davanti agli ultras. Giù il cappello davvero. Sono stati un esempio di maturità. Hanno tenuto la barra dritta in giorni in cui gran parte della tifoseria piangeva la dipartita di Kwara e inveiva contro Adl che si sarebbe intascato i soldi del Psg anziché comprare Garnacho. Davvero grazie a chi, come gli ultras, si è dissociato dal bronotolio lamentoso, vittimistico (e, in alcuni casi, snob) di tanti altri, di tanti tifosi e di una parte della stampa. Le prefiche della catastrofe avrebbero voluto trasformare una stagione nata su una campagna estiva da 150 milioni in un processo senza appello a de Laurentiis. Volevano la condanna definitiva del “pappone”, ritenuto colpevole di aver ingannato i tifosi con un finto mercato di gennaio e con la presunta sceneggiata di Manna. Un teatrino che, dicevano, era stato allestito dopo aver lucidamente deciso di non comprare un sostituto di Kwara, e di cavarsela con l’ectoplasma Okafor.
Non ci interessa, non interessa, a chi scrive, approfondire cosa davvero sia successo nel mercato di riparazione, e se davvero Aurelio e Manna abbiano fatto i compari per fregare Conte e noi tifosi, o se invece – come ci sembra più realistico – il presidente si sia semplicemente incartato nella paura di farsi prendere per il collo da club che puntavano alla dote lasciata al Napoli dal Psg. Non vogliamo dirimere qui la questione. Ci interessa dire che altri, gli ultras della curva A e della curva B, hanno messo davanti a tutto il bene del Napoli, il sostegno alla squadra. Hanno dimostrato che, in quelle curve spesso accusate di alimentare per prime l’assurda mitologia nera del papponismo, ci sono in realtà tifosi veri, che sanno guardare alla sostanza e che non si fanno distrarre dal chiacchiericcio.
Chiudiamo con una menzione per l’omaggio a Luciano Vivenzio Rececconi: lo striscione che “intesta” la curva B allo storico capo dei Fedayn scomparso il 4 ottobre è stato di nuovo esposto domenica scorsa. Ed è doveroso ricordare l’inno che dalla prima, fortunata (perché vinta ai rigori) partita della stagione, Napoli-Modena di Coppa Italia, viene diffuso a ogni gara dagli altoparlanti del Maradona, “Primo agosto pioveva, di domenica era”, la bellissima e malinconica melodia di Cristian Vollaro, artista scomparso proprio un anno fa. Cristian aveva scritto questo commovente inno pieno di verità, di parole care a noi tifosi delle curve, addirittura dieci anni prima. Lo aveva lasciato lì. Curva A e curva B, dopo la sua morte, hanno riscoperto questo regalo prezioso, ne hanno incorniciato le parole negli striscioni esposti durante la stagione scorsa. Poi la Ssc Napoli l’ha fatto proprio. Una storia bellissima che racconteremo con un articolo a parte. Ci piace solo notare come tra il club che, con tutti i suoi errori, è comunque il nostro club e gli ultras esista una sintonia basata su ciò che più conta: il bene e il futuro della nostra squadra, il futuro del Napoli.
E il futuro, si sa, ci ritroverà qua.